Gino Strada
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Last update, September 17, 2011

INFO & BIOGRAFIA

L'autore inizia il repporto con la fotografia alla fine degli anni quaranta, parallelamente alla partecipazione ai corsi di pittura presso l'Accademia Cimabue di Milano. All'inizio del 1978 sperimenta le prime elaborazioni tendenti a fare del mezzo fotografico uno strumento per la realizzazione di una visione pittorica delle immagine. Nello stesso anno si aggiudica il "The Blow trophy" al concorso FORT DUNLOP SOCIETY (GB), affermazione che si ripeterà anche nell'anno successivo.

Verso la metà degli anni '80 scopre le opere di Paolo Baruffaldi : Venezia e le sue maschere nell'affascinante trasparenza di acquetinte e acqueforti. Inizia così nel 1990 la sperimentazione di nuove tecniche, tutt'ora in corso, con all'attivo prove di laboratorio documentate da circa 4000 diapositive. dal 1994 al 2009 realizza ventuno mostre personali in diverse località della provincia di Milano, a Cortona (2002) e a Ferrara (2009). Nel 2008 partecipa al premio Arte 2008 aggiudicandosi il primo premio nella sezione Fotografia; nel 2009 è fra i primi 40 selezionati ammessi al Premio Arte 2009.

Note Tecniche Le opere realizzate sono stampe dirette da pellicola positiva (diapositiva), sono escluse procedimenti digitali di elaborazione dell'immagine. Le immagini elaborate: per immagine elaborata si intende la realizzazione di una seconda diapositiva ottenuta rifotografando l'originale proiettato su uno schermo predisposto in funzione del soggetto prescelto. L'analisi del risultato, dopo l'applicazione di filtri al sistema di proiezione, sarà determinante ai fini del prosieguio dell'elaborazione. Stampa da transfer: E' un procedimento datato applicato ormai in diversi campi. Tramite una fotocopiatrice laser l'immagine prescelta (ad esempio una stampa 10x15 ottenuta dalla diapositiva originale) è riprodotta specularmente sul lato positivo della matrice nel formato desiderato (sino A3). Matrice e supporto prescelto sono collocati fra le due piastre della pressa a caldo per circa 30 secondi. Le immagini ottenute dalle diapositive originali evidenziano, nella quasi totalità, la presenza, nelle composizioni per una "natura morta", oggetti ricostruiti a imitazione di quelli presenti nelle opere di Morandi, Cezanne e altri : come per i soggetti elaborati, si tende alla ricerca di un risultato che superi i limiti della fotografia fino ad assumere le caratteristiche di opera autonoma.

Recensioni

Dalla presentazione del fotolibro "Cercavo proprio te!", poesie e foto realizzato in collaborazione con Francesco Ferrari. Graham Sutherland, in un saggio del 1951 "Pensieri sulla pittura", aveva saputo parlare della poesia ampliandone il significato, definendola in un'accezione più ampia e spesso sconosciuta. Diceva che era in grado d'illuminare la natura delle cose, di scoprirne l'essenza arricchendo ogni oggetto di un significato ulteriore rispetto a quello immediatamente originario e consueto. Nello stesso modo, le poesie di Francesco Ferrari consentono di avvicinarci alle immagini di Gino Strada respingendo ogni tentativo di definizione, che favorirebbe solamente un discorso di tipo unilaterale. Per cui, al fine di stimolare l'attenzione dell'osservatore, ogni poesia si presta ad accompagnare un'immagine che racconta la quotidianità, fatta di cose semplici e spicciole come un piatto, una bottiglia, della frutta di stagione. La rappresentazione della natura morta ci ricorda decisamente la pennellata strutturante di Cézanne, con la sua capacità di ridonare peso e solidità agli oggetti circostanti, con la sua volontà di restituire una visione quanto più possibile obiettiva e razionale. Talvolta le fotografie presentano dei ritratti o dei paesaggi e in questo caso (a differenza della natura morta) l'atmosfera si fa sognante e surreale, il colore si dilata perdendo della sua naturale consistenza e fisicità, dominando interamente a discapito di una costruzione oggettiva e concreta della realtà. E' la luce a diventare la vera e indiscussa protagonista, a fornire una visione aurorale al fine di evocare una sorta di "impressionalità". Ma questa ascendenza di stampo impressionista non deve poi tanto stupirci, dal momento che l'artista ha cominciato proprio come pittore per approdare, solo in un secondo momento, alla fotografia. D'altra parte però, i legami con la pittura li ha mantenuti tanto da pervenire ad una fotografia che può essere definita "pittorica", con la quale è in grado non solo di emozionarsi (ed emozionare) di fronte alle cose della vita. Ines Brentan BAC Art Studio - Venezia